L’ALSP: cos’è, cosa fa, cosa si propone

L’Archivio Ligure della Scrittura Popolare è un laboratorio di didattica e di ricerca del Dipartimento Scienze della Formazione dell’Università di Genova che ha lo scopo di raccogliere, catalogare e studiare esempi di scrittura privata, in particolare epistolari, diari e memorie di emigranti, soldati, prigionieri. In quasi trent’anni di lavoro l’ALSP ha accumulato un patrimonio ingente, costituito da oltre 450 unità archivistiche, tra le quali un fondo di oltre 1600 quaderni di scuola, per un totale di oltre 60.000 carte.
L’Archivio si distingue da molte altre istituzioni simili italiane e straniere interessate all’autobiografia, per le sue finalità eminentemente scientifiche. I documenti raccolti vengono utilizzati per affrontare temi come i processi di alfabetizzazione e gli usi della scrittura, l’emigrazione, le due guerre mondiali, il fascismo in una prospettiva “dal basso”.

perché la vita di uomini e donne comuni interessa la storia

In che modo documenti come questi possono esser utili per la ricostruzione storica? In altri termini: che relazione c’è tra le vite singolari di uomini e donne comuni, talvolta di bambini, che non hanno fatto nulla di straordinario e che al massimo hanno subito qualcosa di straordinario, di solito insieme ad altri milioni di uomini donne e bambini come loro, e lo studio degli eventi e dei processi storici?
Nel caso di esperienze collettive come le migrazioni e le guerre, la risposta è abbastanza intuitiva. Non così nel caso di epistolari amorosi. Un epistolario amoroso nel periodo della seconda guerra mondiale può dire molto dell’epoca anche senza parlare degli avvenimenti politici e militari: i sentimenti diventano anzi un rifugio, uno schermo per difendersi dall’aggressione del mondo esterno, e così il parlare, lo scrivere di quei sentimenti. La scrittura in questo caso nasce come consolazione e ci parla degli scenari angosciosi della guerra totale per via indiretta.

dove si trovano i documenti

Grazie all’opera di divulgazione compiuta in ambito universitario e non (tramite lezioni, seminari, giornali, conferenze, mostre) dagli operatori dell’Archivio, accade che i possessori di documenti, rendendosi conto della loro importanza, li segnalino, li consegnino o ne permettano la riproduzione. In genere però non riceviamo i documenti dai loro autori, ma siamo noi che dobbiamo andare a cercarli sottraendoli alla dispersione e alla distruzione. I primi luoghi dove cercare questi documenti sono le case private dove si trovano dei piccoli archivi di famiglia, talvolta dimenticati. Per farlo bisogna avvalersi di “esploratori” e di mediatori: conoscenze personali dei ricercatori, parroci delle comunità rurali, segretari comunali, associazioni di reduci, che possono segnalare persone alle quali è utile rivolgersi.

Un altro luogo dove cerchiamo i documenti sono i negozi di filatelia. I filatelici smembrano interi epistolari in singoli pezzi o in lotti in base al loro valore commerciale, eliminando quelle parti che ne sono del tutto prive. In questo modo un corpus documentario compatto e leggibile perché appartenente alla stessa persona o alla stessa famiglia si frammenta in molti pezzi: come fonte storica è distrutto. Conoscendo filatelici, è possibile ottenere la segnalazione preventiva degli epistolari disponibili e la loro riproduzione prima dello smembramento o la donazione di quelli privi di valore commerciale. Nel caso gli epistolari si possono acquistare. Frammenti di corrispondenza (soprattutto cartoline illustrate, genere che ha un largo mercato), purtroppo spesso accorpati casualmente, si trovano anche sulle bancarelle dei rigattieri.

Simile al caso dei filatelici è quello degli antiquari. Ci sono antiquari che in seguito alla scomparsa di qualche vecchio proprietario acquistano in blocco il contenuto di case comprendente mobili, oggetti, carte. Solo una parte di questo materiale viene poi venduto. A noi è capitato di conoscere un antiquario che risiede in una località della montagna ligure, dove un tempo erano molto diffusi i mestieri girovaghi come il commercio ambulante e la conduzione di animali ammaestrati o di piccoli circhi in tutta Europa. Nei suoi depositi ha accumulato un immenso materiale di scrittura, specialmente di natura epistolare, che aveva a che fare con queste attività girovaghe, e che ci ha permesso di riprodurre integralmente.

Talvolta il materiale non è nascosto nelle case o nelle botteghe degli antiquari ma esposto nelle strade o nelle piazze. In una piazza di Genova, nel luogo dove un ragazzo di nome Carlo Giuliani fu ucciso nel corso delle manifestazioni del 2001 contro il G8, è sorto una specie di altare laico costituito da una cancellata dove persone di ogni età e condizione hanno continuato per molti anni ad affiggere messaggi di protesta, ricordo, affetto, solidarietà, rimpianto, in forma di fogli sparsi, interi diari personali, collage, oggetti simbolici, ritagli di giornale commentati. Anche questa è un’autobiografia: autobiografia collettiva dove la gente parla di sé, dei propri sentimenti verso il ragazzo scomparso, della propria ribellione contro le ingiustizie e le violenze. Questi documenti sono esposti alla consunzione a causa delle intemperie o alla distruzione dovuta a gesti vandalici: per questo noi li abbiamo fotografati a uno a uno, ordinati e classificati e ora anch’essi sono entrati a far parte del nostro Archivio.

La ricerca può condurre infine nei posti più impensati, addirittura nei depositi di rifiuti, dove una volta è capitato di ritrovare una grande quantità di lettere, atti notarili e ricevute: in quelle carte c’era la storia di una famiglia coinvolta dall’emigrazione nell’America del Nord e del Sud lungo l’arco di cinque generazioni tra Ottocento e Novecento. Abbiamo recuperato i documenti e ricostruito quella storia. Perché le lettere e i documenti venivano gettati via? L’occasione era un riordino della casa, ma il motivo era che col tempo si erano affievoliti i legami sentimentali tra i parenti rimasti e quelli partiti e da poco erano state risolte anche le controversie ereditarie. Oggetto della nostra riflessione sono anche i meccanismi che regolano la conservazione o determinano la distruzione delle carte autografe private di natura personale e familiare: meccanismi sui quali possono influire abitudini e tradizioni, eventi collettivi, trasformazioni sociali.

il patrimonio documentario

Attualmente l’Alsp conserva oltre 450 unità archivistiche schedate che costituiscono un patrimonio documentale complessivo di circa 60.000 documenti, depositati in originale e/o riprodotti elettronicamente. Le testimonianze più antiche possedute dall’Archivio risalgono alla prima metà dell’Ottocento, le più recenti agli anni Duemila.

Gli epistolari costituiscono circa il 60% dei testi, sono inoltre presenti memorie (13%), diari (13%) e testi di altra natura (14%: poesie, romanzi autobiografici, documenti). Ad essi si aggiungono oltre 7.000 fotografie.

Particolarmente rilevante la sezione d’archivio dedicata ai quaderni, in tutto oltre un migliaio, e ad alcuni registri scolastici compilati tra la fine dell’Ottocento e gli anni Ottanta del Novecento. Si tratta di documenti risalenti soprattutto al periodo fascista, confluiti nell’Alsp seguendo vari percorsi, senza subire i processi di selezione delle collezioni, ma costituendo per alcuni aspetti un vero fondo archivistico. Se infatti il lavoro di scavo sul territorio e negli archivi familiari svolto dai ricercatori Alsp permette di inserire il quaderno tra le fonti per la storia della soggettività, la possibilità acquisita istituzionalmente dall’Alsp, tramite un accordo di collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per la Liguria, di accedere agli archivi scolastici locali e di acquisirne parte dei documenti altrimenti eliminati, consente di tessere una fitta maglia di riferimenti intorno al documento-quaderno che, sfuggendo alla serialità delle carte ufficiali, diventa una tessera indispensabile dell’articolato mosaico di fonti (registri, diari di insegnanti, elaborati, carteggi, libri, pagelle, fotografie) utili per lo studio delle scritture infantili e delle istituzioni scolastiche. Il fondo scuola raccoglie anche una biblioteca tematica di testi scolastici, in gran parte del periodo fascista, utilizzabili come fonti primarie.

Gli eventi-separatori del Novecento, migrazioni e guerre, sono quelli maggiormente rappresentati: le testimonianze epistolari e diaristiche di migranti, in tutto circa 3.200 documenti che coprono il periodo 1847-1980, consentono di sondare il fenomeno in profondità, mettendo in luce le strategie familiari e/o comunitarie alla base della scelta di lasciare la propria terra e affrontare viaggi che sono sì fisici – ma anche mentali poiché capaci di ridefinire la propria identità. Si tratta di scritture estremamente interessanti, in grado di mettere in discussione la dinamica esclusivamente pauperistica dell’emigrazione di massa fra Otto e Novecento, al di là dei fattori espulsivi (dalla patria) e attrattivi (verso i paesi d’accoglienza).

Le scritture della Grande guerra (1914-1918) costituiscono il nucleo tematico più cospicuo. Si tratta di oltre 14.600 documenti prodotti soprattutto in trincea da soldati, sottufficiali e ufficiali. La natura dei documenti è eterogenea: in gran parte epistolari scambiati dai combattenti con i familiari, ma non mancano diari e memorie autobiografiche. Completano il fondo alcune collezioni fotografiche. Di particolare interesse un ricettario scritto nel 1918 da due giovani tenenti nel campo di concentramento tedesco di Cellelager.

Per quanto riguarda il Secondo conflitto mondiale sono disponibili circa 5.500 carte prodotte da soldati, sottufficiali e ufficiali che tra il 1940 ed il 1945 scambiano missive con i familiari, oppure affidavano i propri pensieri alle pagine di diari e memorie autobiografiche. A differenza delle testimonianze relative alla Prima guerra mondiale, tali testi rivelano i caratteri di un conflitto totale, che coinvolge militari e civili nella stessa misura, soprattutto quando le città italiane cominciarono ad essere bombardate dagli Alleati. Completano il fondo alcune collezioni fotografiche oltre ad altri documenti miscellanei (stampati, quotidiani, pubblicistica varia, ecc.).

Talvolta i documenti non sono nascosti nelle case o nelle botteghe degli antiquari, ma sono esposti nelle strade o nelle piazze: l’evento cronologicamente più recente di cui l’Alsp conserva traccia attraverso le scritture della gente comune è il G8 di Genova del 2001. Sono agende, disegni e circa 1000 messaggi scritti su sacchetti del pane, pacchetti di sigarette, tovaglioli di carta, biglietti del treno, collage, oggetti simbolici, ritagli di giornale commentati. Dal 20 luglio 2001 al 2005 la cancellata genovese di piazza Alimonda è diventata luogo di memoria collettiva, spazio dove i fatti che portarono all’uccisione di Carlo Giuliani sono rimasti impigliati a lungo, come su una specie di altare laico. Persone di ogni età e condizione, la maggioranza delle quali non ha mai conosciuto Carlo, hanno sentito il bisogno di lasciare una traccia del loro passaggio e delle emozioni sperimentate: messaggi di madri e diari di adolescenti, incoraggiamenti alla resistenza, pensieri di scoramento e di commozione, riflessioni di ex-militanti e genitori che aggiungono poche righe in calce al disegno di un bambino, ma anche santini di padre Pio, cd musicali, cartoline spedite a Carlo in “piazza Carlo Giuliani ragazzo” e consegnate dal postino sulla cancellata. Anche questa è un’autobiografia: autobiografia collettiva dove la gente parla di sé, dei propri sentimenti verso il ragazzo scomparso, della propria ribellione contro le ingiustizie e le violenze.

Per i numerosi studiosi che frequentemente consultano i materiali custoditi, sono disponibili vari strumenti di ricerca cartacei e digitali (inventari, cataloghi, elenchi, rassegne bibliografiche) accessibili d questo sito, nei quali sono inseriti i dati ed i riferimenti relativi ai documenti, con indicazioni sulla schedatura, la disposizione fisica all’interno dell’archivio, eventuali tesi di laurea e pubblicazioni ad essi dedicate.

L’Archivio dispone inoltre di una biblioteca tematica con oltre 700 volumi, costantemente aggiornata, e di una sezione tesi di laurea in continua espansione che raccoglie ormai più di 250 ricerche.

 

Nel mese di luglio 2010 l’ALSP ha ottenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per i Beni Culturali della Liguria il riconoscimento di interesse storico particolarmente importante ai sensi del Decreto Legislativo 42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).